Finanza alternativa coi minibond, una proposta per le pmi di Prato

di Silvia Guarducci

PRATO. Il tema dell’accesso al credito per le imprese del nostro territorio, caratterizzate da dimensioni per lo più micro e piccole, è sempre più urgente da affrontare. Con le nuove regole sulla definizione di default, in caso non dovesse essere introdotta una loro sospensione per un periodo sufficiente a mettere a frutto le misure derivanti dalle moratorie, è probabile che si acuirebbe una stretta del credito da parte di tutte le banche, che si stanno liberando degli NPL e in questo momento sono concentrate a non farli rientrare nei loro bilanci. L’incentivazione di fusioni ed acquisizioni tra aziende attraverso politiche fiscali favorevoli (anche se probabilmente concepite per incentivare operazioni di fusione a livello di Gruppi Bancari), potrebbe essere una spinta anche per alcune imprese del territorio pratese, a creare delle aggregazioni più funzionali ad affrontare in modo più efficiente strutturato i mercati. A mio avviso sarebbe necessario infondere anche una cultura più approfondita ed avanzata verso la finanza alternativa, e mi riferisco principalmente ai minibond, declinati ad esempio nei “basket bond”. Nella pratica, alcune imprese si accordano per organizzare delle emissioni “sincronizzate” rispetto alle scadenze, le quali vengono sottoscritte interamente da una società veicolo di nuova costituzione, che si finanzia a sua volta sul mercato con un’emissione di asset backed securities (ABSs) che hanno come sottostante i singoli crediti. Gli investitori finali, quindi, acquistano titoli cartolarizzati da un “paniere” diversificato, che però riesce a raggiungere una massa critica consistente. Negli ultimi mesi ci sono state nuove operazioni di questo tipo sul mercato italiano (per esempio, Garanzia Campania Bond, Elite Basket Bond Lombardia, Pluribond Turismo Veneto Spiagge), organizzate sia per filiera produttiva sia per area geografica. Ritengo che questo tipo di operazioni sia utile non solo per diversificare il rischio e raggiungere masse critiche interessanti per investitori che difficilmente guarderebbero al mondo dei minibond, ma anche per l’aspetto “educativo” legato al coinvolgimento di più aziende che decidono in un qualche modo di mettersi in gioco assieme e di presentarsi unite davanti al pubblico degli investitori.Tipicamente le PMI non hanno al loro interno competenze evolute in termini di finanza e possono imparare molto dall’emissione di un minibond, evento che di solito riceve evidenza mediatica e contribuisce a migliorare l’immagine dell’impresa e l’affidabilità percepita dal mercato.In secondo luogo, il credito bancario non è facilmente accessibile -soprattutto nel medio e lungo termine -per una certa fascia di PMI; i minibond consentono di avere certezza e stabilità sulla disponibilità di risorse per un certo numero di anni, evitando le segnalazioni presso la Centrale Rischi. Poi, differenziare le fonti di finanziamento viene percepito come un valore aggiunto al fine di non dipendere eccessivamente dalcircuito delle banche, anche a seguito del processo di concentrazione nel settore che ridurrà il numero degli interlocutori per le PMI.Infine, l’emissione di un minibond viene considerata come una “prova generale” in vista di possibili operazioni successive, come il private equity e la quotazione in Borsa certamente meno invasiva dal momento che non comporta variazioninella compagine societaria della PMI.La terza edizione del Quaderno di ricerca “La finanza alternativa per le PMI in Italia” curata dal Politecnico di Milano, con il supporto di Unioncamere ed Innexta, evidenzia la seguente suddivisione delle PMI non finanziarie emittenti Minibond per localizzazione geografica. Da questa si osserva come la Toscana abbia al momento utilizzato in minima partequesto strumento, ritengo per una scarsa conoscenza a riguardo e per un difetto di comunicazione da parte degli operatori economici locali verso le imprese.

In questo contesto diventa essenzialecreare cultura e conoscenza anche suquesti strumenti di finanza alternativa e,in questo ambito,le Camere di Commercio potrebbero avere un ruolo essenziale di spinta e di raccordo tra i vari operatori in gioco. A seguito della collaborazione fra i tavoli tematici provinciali, in particolare il Tavolo Imprese ed il Tavolo Credito e Banche, coordinati da Marco Greco, Prato in Azione è pronta ad aprire un dialogo con gli operatori economici locali, apportando proposte concrete utili a facilitare l’accesso al credito per le PMI pratesi.

Guarducci (Azione): “Sospendere per 24 mesi la nuova definizione del Default voluta dall’Europa”

PRATO. “In questo periodo storico, l’introduzione nella nuova definizione di Default, rischia di rendere meno efficaci le misure di sostegno finora introdotte e di disperdere inutilmente risorse delle imprese, delle banche e dello Stato” a dichiararlo è Silvia Guarducci di Azione Prato, facente parte del Tavolo tematico regionale della Toscana, Credito e banche di Azione.  “Ancorché possa essere considerata una giusta norma, con l’obiettivo di armonizzare le regole degli Stati membri, è tuttavia applicata in un momento totalmente sbagliato ed è necessario che ne vanga chiesta con forza una sospensione per almeno 24 mesi”. Silvia Guarducci si riferisce all’entrata in vigore dal 1 gennaio 2021 della nuova definizione di Default voluta dall’Europa. “Inoltre si chiede una  temporanea modifica alla regola dei 90 giorni per il “past-due”, ovvero sarebbe auspicabile – aggiunge Guarducci – allungare temporaneamente – fino al 31 dicembre 2022 – da 90 a 180 giorni il limite temporale di ritardo nel pagamento per la classificazione dei debitori in default. Infine si chiedono semplificazioni e facilitazioni relative ad alcune attività tipiche svolte dalle banche, fra cui, ad esempio, la proroga di alcuni meccanismi di

compensazione in presenza di massive cessioni di crediti deteriorati o interventi tesi a facilitare lo  sviluppo e l’efficienza del mercato secondario degli Npl”.

 

“Quando si parla di nuova definizione di Default ci dobbiamo riferire all’art. 178 del Regolamento dell’Unione Europea n. 575/2013 e alla relativa disciplina di attuazione, demandata all’Autorità Bancaria Europea (EBA) che, nel 2016, in ottemperanza al mandato ricevuto dall’UE, ha pubblicato gli Orientamenti sull’applicazione della definizione di Default e gli Standard tecnici di regolamentazione sulla soglia di materialità per gli scaduti. Sono questi due i provvedimenti a cui tutte le banche sono state obbligate ad adeguarsi a partire dal 1° gennaio 2021 – dichiara Silvia Guarducci – Il percorso di implementazione dei processi per l’applicazione delle nuove regole sulla definizione di Default è quindi iniziato nelle Banche già dal 2017 e la fase di sperimentazione e simulazione degli impatti sul conto economico è stata effettuata in quasi tutti gli istituti nel 2020″.

 

Di seguito una sintesi della normativa precedente e della nuova.

 

IL PRESENTE E IL FUTURO

NORMATIVA VIGENTE (DAL 2013) NORMATIVA IN INGRESSO (DA GENNAIO 2021)
  • Il debitore è in ritardo su una obbligazione creditizia rilevante verso la banca da un numero di giorni pari a 90 (corporate e retail)
  • La soglia di “rilevanza” è pari al 5% dell’esposizione
  • Lo scaduto – sconfinato può essere compensato con margini disponibili su altre linee di fido del cliente
  • Il debitore è in ritardo su una obbligazione creditizia rilevante verso il Gruppo Bancario da un numero di giorni pari a 90
  • Le soglie di “rilevanza” sono calcolate a livello di Gruppo Bancario e sono:
    • in termini assoluti €100 per esposizioni retail e €500 per esposizioni non retail
    • in termini relativi l’1% dell’importo complessivo di tutte le esposizioni verso il debitore
  • Meccanismi di compensazione non più consentiti

LE 5 COSE CHE CAMBIANO

Fra tutte le novità introdotte dalla nuova Definizione di Default, il Past Due è quella che presenta il maggiore impatto: sostanzialmente si realizza attraverso l’introduzione di un contatore unico a livello di Gruppo Bancario e la variazione delle regole che ne governano il funzionamento: occorre il superamento contemporaneo della soglia di materialità assoluta e di quella relativa per almeno 90 giorni.

 ELEMENTI CHIAVE

  • Nuovo motore di calcolo dell’importo del past due su base giornaliera a livello di gruppo bancario (sconfinamenti sul gruppo/esposizione sul gruppo)
  • Nuova modalità di calcolo dei giorni di sconfino:
    • attivazione del conteggio al superamento congiunto delle soglie assoluta e relativa
    • azzeramento del contatore al mancato superamento di almeno una delle due soglie
  • Nuova soglia di materialità assoluta:
    • 100€ retail
    • 500€ corporate
  • Nuova soglia di materialità relativa:
    • 1% retail e corporate
  • Eliminazione meccanismi di compensazione.
  • Ridotta Obbligazione Finanziaria
    • Il debitore sarà considerato in stato di default laddove la ristrutturazione/rimodulazione del debito implichi una ridotta obbligazione finanziaria >1% (A titolo esemplificativo, una misura di riscadenziamento senza interruzione dei pagamenti, è in grado di ‘sopportare’ anche una lieve riduzione del tasso di interesse. Tale misura consente un’agevolazione per il debitore senza comportare l’obbligo di classificazione a NPL; nel caso di concessione di una misura di moratoria totale dei pagamenti, anche una lieve riduzione del tasso di interesse comporta un valore di ΔNPV > 1% e conseguente obbligo di classificazione a NPL.

Di per sé la normativa sulla Nuova definizione di Default ha il grande merito di pervenire ad un’armonizzazione delle regole all’interno dell’Unione Europea ma il rischio è che tutto questo non si traduca necessariamente in una parità competitiva, a causa di situazioni di partenza differenti che rischiano di accentuare ulteriormente le differenze fra Paesi ed innescare pertanto effetti asimmetrici. Vi è inoltre l’aggravio di inserirsi in un momento storico unico, di grave crisi economica e sociale causata dalla Pandemia da COVID-19, cui ogni Organismo Europeo ha fronteggiato con importanti iniziative di sostegno verso i Paesi Membri.

L’entrata in vigore di questa norma si inserisce di fatto nel periodo caratterizzato dalle misure di aiuto a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19, definito dalla Commissione Europea il 19 marzo 2020, nel cosiddetto Temporary Framework ( C(2020) 1863 final) e recentemente prorogato fino al 30/06/2021.

 

La Commissione Europea al punto 1.5 del suddetto T.F. , sottolinea “ Le banche e gli altri intermediari finanziari hanno un ruolo fondamentale nel far fronte agli effetti dell’epidemia di COVID-19 mantenendo il flusso di credito all’economia. Se il flusso di credito sarà assoggettato a forti limitazioni, l’attività economica subirà un brusco rallentamento poiché le imprese avranno difficoltà a pagare i propri fornitori e dipendenti. In tale contesto è opportuno che gli Stati membri possano adottare misure per incentivare gli enti creditizi e gli altri intermediari finanziari a continuare a svolgere il proprio ruolo e a sostenere le attività economiche nell’UE”.

A questo proposito, l’Italia ha posto in essere importanti misure di sostegno del credito verso le PMI attraverso la garanzia dello Stato, con lo strumento del Fondo di Garanzia, consentendo la semplificazione dell’accesso al credito da parte delle imprese e, nel contempo, mitigando fortemente il rischio per le Banche nonchè attraverso la moratoria dei finanziamenti prevista dall’art. 56 del DL Cura Italia.

Comitato promotore regionale Toscana

In via transitoria, in attesa dello svolgimento del primo congresso fondativo di Azione che si terrà non appena terminata l’emergenza Covid, sono stati costituiti Comitati promotori di Azione in ogni Regione.

Compito primo di questi organismi transitori sarà un pieno coinvolgimento di tutti i Gruppi territoriali, l’organizzazione del partito a livello provinciale e il coordinamento dell’attività politica sul territorio.

Per la regione Toscana è stato costituito questo primo Comitato promotore che da subito coinvolgerà ogni singolo territorio:

  • Coordinatore regionale: Marco Remaschi 
  • Coordinamento organizzativo: Giordano Ballini e Davide Vivaldi 
  • Responsabile Comunicazione: Michele Gentili 
  • Coordinamento Tavoli tematici: Giuseppe Bardi 
  • Responsabile Enti Locali: Iacopo Vespignani
  • Tesoriere/Procuratore: Alfredo Valerio
  • Coordinamenti provinciali: Milena Brath (Firenze), Lucia Chierici (Arezzo), Francesco Grassi (Grosseto), Corrado Malacarne (Prato), Emiliano Paoletti (Lucca), Chiara Tognotti (Pisa), Iacopo Vespignani (Pistoia), Massimo Vitrani (Livorno), Davide Vivaldi (Siena), Giacomo Zucchelli (Massa Carrara)

Tagliare la rappresentanza, salvando la “kasta”

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente”Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”

Il quesito referendario è pronto, il 20 e 21 settembre saremo chiamati a scegliere se confermare la riduzione del numero di parlamentari oppure no. Si tratta di portare i deputati da 630 a 400 ed i senatori elettivi da 315 a 200. In termini percentuali, si riducono di oltre 1/3 i parlamentari eletti e questo incide in modo significativo sulla rappresentanza della popolazione.

Questi sono i numeri eloquenti della modifica costituzionale: per la Camera dei deputati, il numero medio di abitati per deputato sale da circa 96.000 a circa 151.000 (dati basati sul censimento 2011). Cioè ogni deputato rappresenterà oltre 150 mila persone. Per il Senato la situazione sarà ancora peggiore perché ogni senatore rappresenterà, mediamente, 302.000 abitanti, invece degli attuali 188.000 circa.

In altre parole, per il nostro paese, caratterizzato da sempre da un forte pluralismo, si tratta di un taglio lineare e senza criterio alla voce del popolo italiano.

Prendendo a confronto gli altri paesi europei, si può notare che relativamente alla Camera dei Deputati (le Camere “basse”), l’attuale numero medio di abitanti per deputato (96.000) è in linea con quello di Francia e Germania (116.000), Paesi Bassi (114.000), Regno Unito (102.000). In quasi la totalità degli altri paesi europei (con l’eccezione della Spagna) il numero di abitanti per deputato è minore, con una media di circa 36.000, che quindi consente in proporzione una maggior rappresentanza territoriale.

A questo punto, vorrei rivolgere due parole a coloro che, secondo me, vivono la politica con disagio e che probabilmente scrivono casta con la “k”.

A chi pensa alla politica come un nido di privilegiati e come una “kasta” da eliminare, vorrei fargli notare che questa modifica costituzionale non taglierà la “kasta”, piuttosto la salverà definitivamente. E’ facile capire che proprio grazie alla riduzione del numero di parlamentari, aumenterà il potere dei singoli, rendendoli di fatto più intoccabili di prima.

Ed a chi pensa che la riduzione del numero di parlamentari sia giustificata dal conseguente risparmio di denaro, purtroppo non si giustifica nemmeno con quello. E’ facile capire che si sarebbe potuto ridurre lo “stipendio” dei parlamentari invece che tagliare il numero, è semplice algebra.

In conclusione, vorrei far riflettere sul fatto che il parlamento è espressione della volontà popolare e con la riduzione eccessiva del numero dei parlamentari la conseguenza è ammutolire la voce del popolo, quando invece dovremmo farla emergere più forte con più rappresentanza territoriale.

Questo non significa nemmeno appoggiare eventuali riforme in senso contrario, un aumento a dismisura del numero di parlamentari porterebbe ad una democrazia più simile forse ad una oclocrazia che altro.

 

Riferimenti

Dossier n. 71/6 del 7 ottobre 2019 dei Servizi studi delle Camere “Riduzione del numero dei parlamentari – A.C. 1585-B”

Ecosostenibilità ed Economia circolale, storie del nostro territorio

L’ecosostenibilità è un obiettivo importante perché siamo consapevoli che non dobbiamo devastare la casa in cui viviamo, ma solo negli ultimi anni questo pensiero sta emergendo nella consapevolezza collettiva come un valore importante.

Il nostro territorio ha fortunatamente da sempre praticato quella che oggi viene chiamata “economia circolare” affermandosi nel mondo grazie a questo suo tratto distintivo di portare a nuova “vita” o nobilitare quello che per molti risulterebbe un’inutile scarto o un prodotto di second’ordine.

Andando indietro nel tempo una prima testimonianza della capacità di adattamento e riuso tutta pratese si ha con l’arrivo della carta in Europa (XII secolo) che ha spazzato via l’uso della pergamena in modo inesorabile.

La città si è adattata sin dalla fine del XIII secolo, avviando la lavorazione della carta a partire da stracci di lino, canapa e cotone, insieme a scarti della lavorazione della concia (il carniccio). L’apice arrivò nella prima metà del 1700, dove alla Briglia fu costruita la più grande cartiera d’Italia.

Per dare un’idea di misura reale del recupero da riciclo tramite questa produzione, per fare circa 250 Kg di carta (50.000 fogli A4), erano necessari 360 Kg di cenci e 45 Kg di carniccio, materiale che altrimenti sarebbe stato sprecato.

C’è poi la gastronomia dove il nostro territorio offre molte specialità ed esempi di cui, per non dilungarci, ci piace ricordare più peculiare dal punto di vista del recupero degli sprechi che è senza dubbio la Mortadella di Prato.

Questo insaccato, oggi con marchio IGP, si ritrova nei documenti con data certa nella prima metà del 1700, ma c’è chi dice abbia addirittura origini medievali. In sostanza, la Mortadella di Prato nacque per la necessità di utilizzare al meglio le carni suine di seconda scelta e veniva aromatizzata con spezie e alchermes. L’alchermes è un liquore che un tempo veniva derivato dal “rosso di cocciniglia”, un insetto da cui si ricava il colorante anche per la tintura delle “pezze” (i grandi rotoli di stoffa).

E poi come dimenticare ciò che ha portato il mondo a Prato ovvero l’attività del “cenciaiolo“.

Curzo Malaparte in “Maledetti Toscani” scriveva: “Poiché tutta a Prato finisce la storia d’Italia e d’Europa: tutta a Prato, in stracci.”.

Il cenciaiolo è colui che lavora gli stracci per portare a nuova vita il tessuto che altrimenti finirebbe buttato via. In Europa vengono acquistati oltre 6 milioni di tonnellate all’anno di vestiti con un trend di consumi in crescita, è quindi difficile negare che il rifiuto tessile di oggi diventerà la nuova plastica di domani. Se non riusciremo a trovare una strategia concreta per questo futuro problema, ci ritroveremo nuovamente tra le mani una bomba ecologica pronta a far danni come è successo con la plastica.

Purtroppo oggi l’attività del cenciaiolo si è persa in parte (a favore di paesi dove la manodopera ha un costo inferiore) anche se per fortuna esistono sul nostro territorio iniziative che tentano di ripensare in chiave moderna il lavoro con i cenci, ad esempio l’azienda pratese Rifò.

Tutto sembra legarsi nel nostro territorio con una naturalezza unica: per ciò che è stata una necessità abbiamo trovato il modo di farne una virtù. La ricchezza che abbiamo a Prato è la capacità da sempre di rendere una nuova vita di pregio alle cose che il mondo giudica finite.

Oggi più che mai con la consapevolezza diffusa del valore dell’economia circolare, crediamo che Prato e il suo territorio abbiano i numeri per tornare protagonisti grazie a quello spirito ed a quella intraprendenza che siamo sempre stati bravi a canalizzare per fare quello che molti non erano capaci di fare.

Per questo ci piacerebbe raccogliere le storie e le esperienze quotidiane del nostro territorio, per dare voce a questo ingegno e sostenerlo incoraggiando anche le piccole esperienze nella crescita e cercando di aiutare le idee ad attecchire e dare frutto. Per questo chiediamo a chi lo desidera di inviarci con una mail a info@pratoinazione.it la propria idea o la propria esperienza per entrare meglio, e più a fondo, nei bisogni, allo scopo di poter lavorare una proposta per il sostegno e la crescita di queste attività sostenibili mantenendo la tradizione e la forza propulsiva del nostro territorio.

 

Riferimenti

Piccardi, Marco. “I Primi Anni Della Cartiera Della Briglia.” Archivio Storico Italiano, vol. 146, no. 3 (537), 1988, pp. 409–457. 

Qualigeo

Prospetto del Parlamento Europeo sull’impatto ambientale dell’industria tessile

Dare un futuro al nostro futuro

Ha avuto risonanza nazionale il caso della maestra pratese Francesca Sivieri, “sgridata” da alcuni rappresentanti degli insegnanti a causa della sua iniziativa a favore dei più piccoli che si chiama Prati nelle storie. Durante i vari appuntamenti all’aperto, la maestra racconta delle storie ai bambini che non sono più potuti tornare a scuola a causa del Covid-19.

L’iniziativa della maestra Francesca non è nata con un obbligo sancito da qualche legge, semplicemente è nata dalla passione per il proprio lavoro. In ambito aziendale questo comportamento lo definiremmo “proattività“, una qualità importante e solitamente molto ricercata. Invece è stato definito un gesto “in barba alle norme”, che fa passare per vagabonde le sue colleghe. Questa definizione commette sicuramente un’ingiustizia nei confronti della maestra Francesca e di tutti gli insegnanti che lavorano con la stessa passione.

Le norme relative al distanziamento sociale e all’utilizzo delle mascherine hanno consentito la riapertura dei negozi e degli uffici dove, al chiuso, c’è oggettivamente maggior rischio di contagio. Leggere delle favole ai bambini all’aperto in un parco pubblico, distanziati secondo le norme, non causa più pericolo di infezione da coronavirus di quanto non ci sia pericolo ad andare in un piccolo supermercato o in ufficio al chiuso (per capire questo, è sufficiente leggere la definizione di “contatto stretto” del Ministero della Salute).

Se riteniamo lecito e sacrosanto il diritto a riprendere il lavoro, dovremmo però avere la stessa misura quando valutiamo iniziative che non riguardano il lavoro di oggi, ma il futuro dei nostri figli. Per avere una scuola migliore è essenziale incentivare comportamenti proattivi da parte degli insegnanti, invece che reprimerli per farli agire come se fossero dei robot che rispondono a dei comandi esterni.

Se l’iniziativa rispetta le leggi, i bambini ne sono entusiasti ed i genitori la apprezzano, perché non lasciare libera la maestra di portare avanti il suo progetto?

Criticare senza fornire soluzioni alternative rende un’azione politica inadeguata, per questo noi di Prato in Azione faremo un incontro pubblico, virtuale, il 26 giugno dove parleremo di scuola, di meritocrazia e di proposte per il futuro.

Leggi anche le proposte di Azione per la scuola nella fase post-coronavirus.

 

 

Aggregazione Industriale nel tessile, un appuntamento con la storia

La rinascita post-Covid del distretto tessile pratese

Come non perdere l’appuntamento con la storia

Dopo la ripartenza delle imprese tessili, a seguito del lock down, si è sviluppato nel distretto un dibattito molto interessante per la nostra realtà: quello dell’aggregazione delle PMI del settore tessile.
Vogliamo entrare in questo dibattito, seppur non nuovo, portando il nostro contributo, le nostre idee e offrendo con entusiasmo la collaborazione del nostro comitato (col supporto delle competenze di Azione) per aiutare le aziende del territorio a realizzare un grande progetto.

Prima di sviluppare la nostra trattazione vogliamo esprimere subito grande apprezzamento per tutti coloro che hanno indicato questa come la via da percorrere e troviamo questa modalità di sviluppo lungimirante e portatrice di una visione sana che manca non solo a livello locale del distretto ma in molti distretti produttivi italiani. A questo riguardiamo riportiamo anche l’attenzione a livello nazionale per la questione riportando le parole di Alberto Baban promotore di AzioneAzione segue con interesse il dibattito che si sta sviluppando a Prato. Le fusioni tra imprese sono lodevoli ma necessitano di premialità fiscale da parte dello Stato, che ad oggi non è sufficiente. Si potrebbe ad esempio ipotizzare per un determinato periodo di tempo il congelamento dell’imposta sul reddito delle aziende per la società di nuova costituzione frutto della fusione. Non solo sarebbe un segnale di incoraggiamento da parte dallo Stato, ma la prova di aver capito la delicatezza del momento storico che stiamo vivendo, dove “dimensione” diventerà sempre più sinonimo di “protezione” e competitività nei mercati globali.

Contesto storico ed economico.

La storia del nostro distretto ci racconta di come già negli anni ‘30 del secolo scorso, erano stati scritti dei verbali dell’Unione Industriale Pratese, che riportavano un dibattito su questa possibilità di aggregazione. Insomma, la visione lungimirante di come aggregati industriali più grandi, potessero aumentare la competitività sul mercato e rappresentare un rafforzamento dell’economia del distretto che oggi conta 30.000 addetti nel tessile e nell’abbigliamento e oltre 7.000 imprese, con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro ed un export che supera il 50% del fatturato.

Come già si evidenzia dai dati il tessuto produttivo, in particolare nel segmento del tessile, è composto in maggior parte da aziende che vanno dagli 1 ai 9 addetti e dai 10 ai 49. Ma per competere nel dopo COVID a livello internazionale bisogna guadagnare in efficienza e abbattere i costi fissi dell’export e dell’innovazione di prodotto. Una strada per farlo è senz’altro la crescita tramite fusione, che comporta un lodevole salto culturale da parte degli imprenditori che uniscono le proprie aziende, superando assetti di governance e management del passato.

Perchè aggregarsi?

L’aggregazione produce una lunga lista di benefici e in questo primo articolo sul tema vogliamo indicarne in maniera rapida alcuna ripromettendoci di appronfondire, anche su richiesta, quelli che risulteranno più interessanti.
I principali benefici possono essere riassunti nei settori del:
Marketing: concentrazione delle risorse, maggiore potenzialità economica per lo sviluppo di una solida brand identity

Ricerca e Sviluppo: La somma delle risorse, talvolta esigue se prese singolarmente, che ogni singola azienda può dedicare a questo punto, consentirebbe di realizzare dei veri reparti di “ricerca e sviluppo” capaci di innovare ed evolvere, sia il prodotto che il processo, mantenendo in questo modo competitività per le singole aziende, magari piccole realtà, che non riescono ad evolversi rapidamente singolarmente.

Maggior potere contrattuale verso i grandi clienti, soprattutto internazionali, che consentirebbe di evitare potenziali soprusi (sconti forzati o clausole contrattuali imposte);

Maggior forza nella trattativa con le banche per l’accesso al credito;

Maggiori risultati dagli sforzi commerciali per proporsi sul mercato globale.

Controllo di qualità del prodotto. Questo è un tema che, come la ricerca e sviluppo, non tutte le piccole aziende possono allocare importanti investimenti. Con l’aggregazione diventano “sostenibili” a livello economico politiche e processi di qualità piuttosto che la costruzione di organismi interni di controllo

Come fare per poter unire le forze e rinascere?

Il concetto fondamentale è quello della consapevolezza, per tutti gli aderenti, di entrare in qualcosa di più grande che produce benefici per tutti se ci si crede e si condivide un progetto comune.Ancorati fortemente su questo cambio di mentalità si potrà procedere per gradi cosi da costruire un solido legame di fiducia secondo i passi già indicati da molti:
1. Unire gli imprenditori che abbiano una volontà forte di condivisione delle finalità e delle regole;
2. Ricerca della qualità nella produzione dei tessuti da proporre sul mercato globale;
3. Sottoscrivere un accordo riassuntivo dell’unione d’intenti, come passo precursore del consorzio vero e proprio.

Un modello che funziona ?

Il modello dell’aggregazione funziona e la dimostrazione si può avere senza andare a cercare tanto lontano; ci sono infatti esempi a noi molto vicini, come quello del consorzio del Parmigiano Reggiano. Questo consorzio è composto da 330 aziende che hanno saputo unirsi per realizzare qualcosa una grande eccellenza italiana. L’unione le ha rese capaci di standardizzare i processi, creare senso di appartenenza, lavorare al miglioramento costante del prodotto, investire sull’identità del prodotto e sul marketing.
Il risultato di questa unione è un prodotto di altissima qualità, conosciuto e riconosciuto nel mondo con un fatturato che è cresciuto in maniera verticale a seguito del consolidamento del consorzio e grazie al lavoro di quest’ultimo.
La proposta di Azione per un possibile punto di partenza
La creazione di un consorzio è possibile quando gli egoismi ed il protagonismo individuale lascia il posto al senso di comunità, cosa spesso non facile per chi vive cercando di raggiungere il fatturato mensile e con una difficoltà a guardare oltre i problemi della gestione aziendale.

Creare prodotti innovativi, di eccellenza a livello industriale e non “da artigiano”, questo certamente darebbe un obiettivo comune ed un senso di appartenenza, esattamente come funzionano altri consorzi stabili italiani.
Questo è per noi il punto di partenza per creare qualcosa di unico nel nostro territorio.
Ciò che sappiamo è che il mercato sta cambiando ancora. L’enorme crescita della “green economy” sta per travolgere anche il comparto tessile.
Non si tratta solo di economia circolare, sulla quale il distretto tessile di Prato si è dimostrato essere un campione ormai da centinaia di anni. Iniziative di questo genere nascono ancora oggi e funzionano già molto bene.
Si tratta invece di unire le forze per creare innovazione di prodotto, accedere al mercato internazionale con tessuti e capi di abbigliamento all’avanguardia e di qualità superiore.
Esempi di queste possibilità sono sempre più evidenti: il secondo posto della Manifattura Tessile Toscana al 7 ° Hightex Award1 con un prodotto innovativo misto di lana e nylon con stampa grafica, oppure le proposte di tessuto basate sul grafene che sono nate all’interno del progetto GRATA (Grafene per il Tessile Avanzato e la Moda) finanziato dalla Regione Lombardia grazie ai fondi europei.

E la politica ?

La politica può fare molto in questo contesto se ha una visione e un’idea precisa di futuro e se possiede delle competenze e delle esperienze da poter portare. Crediamo che un compito forte delle istituzioni cittadine, al fianco delle quali ci batteremo, se saranno pronte ad affiancarci e a supportare questa nostra idea, è quello di creare tavoli di confronto concreti in cui formare, informare e far dibattere le aziende per aiutarle a incontrarsi e a scoprire il valore della loro unione. E’ compito sempre delle istituzioni, che sappiano vedere oltre il momento presente, accompagnare le aziende in questo percorso, fornendo una visione del futuro e un quadro normativo di riferimento che eviti a queste di trovare faticosi e complessi ostacoli burocratici su un percorso complesso e fragile come quello di unione.
Saremo pronti anche a verificare e gestire eventuali fonti di finanziamento, sia europee, che del ministero dello sviluppo economico per supportare questa iniziativa e cercare di minimizzare l’investimento.

Per concludere

Siamo fiduciosi che l’imprenditoria pratese non mancherà, in questa come in molte occasioni, l’appuntamento con la storia per questo salto di qualità culturale ed economico ponendosi e ponendo il distretto come esempio virtuoso per tutti coloro che si trovano ad affrontare la sfida dell’economia globale e che possono trovare nuovo slancio nella competitività grazie a funzionali dinamiche di aggregazione.

 

il comitato Prato in Azione

Prato Riparte. Lettera aperta al Sindaco Matteo Biffoni

Caro Matteo,

Abbiamo scelto di scriverti direttamente per chiedere il tuo intervento e il tuo impegno riguardo delle questioni che ci stanno molto a cuore: il sostegno per tutte le piccole attività della città che rischiano, dopo questa terribile crisi, di non riaprire; e il supporto a tutte le persone che in questo momento hanno paura per il futuro della propria attività economica o per il proprio posto di lavoro.

Per questa ragione vogliamo riportarti un estratto di un messaggio inviatoci da Irene Pompeo, giovane insegnante di sostegno di una scuola media pratese pubblicato oggi su “il Tirreno” : “Sono circondata da persone, miei concittadini, che ad oggi vivono nell’impossibilità di riprendere la propria attività e nella paura di non poter ripagare i debiti già accumulati in questi mesi di arresto forzato. Il mio intento è quindi di lanciare un appello affinché chi si trova nella mia situazione privilegiata faccia la sua parte a favore degli altri lavoratori ben più sfortunati.”.

E’ un messaggio che non può lasciare indifferenti e che segna, come hai sempre detto, una comunità forte e unita da valori che spesso trascendono e sono la vera risorsa e la vera forza della nostra Città.

Rilanciamo per questo la nostra proposta del fondo “Prato Riparte”, sul quale abbiamo ricevuto pareri positivi da parte di CNA e ConfArtigianato, e per la quale ringraziamo il consigliere Enrico Romei per averla portata all’attenzione del Consiglio Comunale. Una proposta sulla quale lavorare e co-operare insieme, con tutti i soggetti politici, economici, sociali della nostra Città; con la speranza e l’obiettivo che possa diventare iniziativa del Comune a tutela e sostegno di tutti quei piccoli imprenditori e dei loro lavoratori oggi incerti ed intimoriti dal futuro.

Lanciamo quindi questo appello a tutte le forze politiche di opposizione e di maggioranza, alle comunità religiose, a chiunque si richiami al concetto di Comunità, al valore della fratellanza, e a tutto ciò che nella Storia ha fatto grande e permetterà di tornare ad essere grande questa Città; ad ogni singolo pratese.

Insieme possiamo convincere le banche, gli istituti assicurativi e le multinazionali che nel nostro territorio hanno storicamente trovato terreno fertile di affari, a contribuire, con donazioni e crediti agevolati, alla ripartenza e al sostegno per la prosecuzione delle attività della nostra Città, operosa e produttiva come poche altre nel nostro Paese. Riteniamo infatti che lo spirito di Enrico Mattei, uno dei più grandi imprenditori italiani, debba essere fatto proprio da questi soggetti economici, perché nessuno desideri “essere ricco in un Paese povero”.

Il nostro intento, percepibile dalle parole di Irene tanto quanto in quelle di Mattei, deve toccare più anime e coinvolgere quanti più soggetti possibile, affinché alla fine di questa emergenza la nostra memoria collettiva torni al passato con soddisfazione ed ammirazione per non aver, davvero, lasciato nessuno indietro.

Insieme, superando gli egoismi e i distinguo, con generosità, possiamo raccogliere quanto necessario a far ripartire la nostra Città, rilanciandola in un futuro roseo e speranzoso, nonché dare un importante messaggio a quanti oggi sono segnati dallo sconforto e dal dolore per un’attività che non può riaprire, per un posto di lavoro a rischio: non siete soli.

Perché solo uniti, insieme, possiamo fare in modo che “Prato Riparta”, realmente.

Con sincero affetto,
Il Comitato di Prato in Azione

Prato Riparte e Decreto Liquidità. Un confronto mirato

Il Decreto liquidità non convince, Azione lancia il fondo Prato Riparte

“Prato Riparte” è un fondo destinato alle micro imprese pratesi (società o persone fisiche) che prevede il rilascio di un finanziamento a tasso zero, pre-ammortamento di 1 anno ed una restituzione in 4 anni.
E’ il progetto lanciato dal comitato pratese di Azione, il partito che fa riferimento a Carlo Calenda e Matteo Richetti, che non ha ritenuto sufficientemente coraggiosa la soluzione proposta dal Governo con il Decreto liquidità ed ha voluto offrire alla città di Prato uno strumento diverso, più incline ad un principio di giustizia che ritiene necessario non lucrare sulle spalle delle imprese in difficoltà (indipendentemente dalla “quantità” di tale lucro).

“Tutti noi infatti abbiamo sentito l’annuncio dell’ormai famoso decreto n. 23/2020 dell’8 Aprile, il cosiddetto Decreto Liquidità, il quale prevede di dare garanzie pubbliche per favorire l’accesso al credito di imprese piccole, medie e grandi.
In particolare, le imprese più “tutelate” da questo decreto sarebbero le micro imprese o liberi professionisti, che possono richiedere un finanziamento garantito al 100% dallo stato, di massimo € 25.000 e da restituire in 6 anni con 2 anni di pre-ammortamento (si pagano solo gli interessi).

Già “gli interessi”. Perché a differenza di quanto si potrebbe pensare, è vero che le banche adotteranno una corsia preferenziale per la concessione del prestito, ma è anche vero che non concederanno il prestito gratuitamente. Secondo quanto riportato da Assolombarda, il tasso d’interesse si dovrebbe aggirare nella fascia 1,80 – 1,90%.

Se riflettiamo sulla parola “tutela”, non penso che sia intellettualmente corretto abbinarla ad un “pagamento”, soprattutto in un momento di emergenza nel quale viviamo tutti.
Per le imprese, quindi, avere dei soldi in cassa per superare le difficoltà dovute al Coronavirus avrà un costo e ovviamente le banche se lo fanno pagare ben volentieri, sapendo che il prestito è privo di rischio in quanto garantito al 100% dallo stato.

Di seguito ho ritenuto utile creare un quadro sinottico per operare un confronto più chiaro:

Decreto Liquidità

Prato Riparte

Importo massimo 25% dei ricavi 2019, comunque massimo € 25.000 Importo massimo 50% del fatturato 2019 nei corrispondenti mesi di chiusura dell’attività
Durata max 6 anni Durata max 5 anni
Pre-ammortamento 2 anni Pre-ammortamento 1 anno
Tasso d’interesse 1,80% – 1,90% (stimato) Tasso d’interesse ZERO
Iscrizione a CCIAA di Prato o sede principale a Prato se professionista
Fatturato 2019 inferiore a € 600.000

Rimando a questo nostro articolo per un elenco esaustivo delle caratteristiche della nostra proposta.

Appello per una riapertura anticipata delle attività produttive del distretto pratese

Prato è sicuramente una Provincia virtuosa nella lotta al covid 19. Secondo i dati della Regione Toscana a venerdì 10 aprile le persone risultate positive sarebbero 357 per una percentuale quindi che è inferiore al 2 per mille della popolazione. Alla luce di questi dati e considerato che anche a livello nazionale la curva dei contagi sta rallentando, Azione e Italia Viva ritengono che per Prato si possa procedere gradualmente alla fase 2 con la ripartenza di tutte le aziende ed in particolar modo il settore tessile. A questo proposito Azione e Italia Viva, considerato anche il Dpcm del 10 aprile, invitano tutti i sindaci della Provincia con in testa il presidente Francesco Puggelli a farsi portavoce dal nuovo prefetto Lucia Volpe della seguente proposta:

Consentire la riapertura delle fabbriche in presenza dei seguenti fattori:

  1. Commesse già presenti in azienda da poter lavorare;
  2. Rispetto delle disposizioni sanitarie previste dal Dpcm 10 aprile e successive modificazioni;
  3. Consentire l’accesso al lavoro solo ai dipendenti che si rechino in azienda con mezzi propri;
  4. Igienizzazione pianificata degli ambienti.

Nei fatti, anche il Consigliere Comunale Giacomo Sbolgi, ha già interrogato il Sindaco di Prato su una modulazione attenta della fase 2 per un’attenta e pianificata accelerazione delle riaperture del distretto.

I Comitati di Azione e di Italia Viva di Prato ritengono inoltre fondamentale che la ASL toscana centro metta a disposizione delle aziende prima della riapertura un preciso protocollo sanitario da rispettare che preveda anche l’uso di eventuali strumenti tecnologici per il monitoraggio della salute dei dipendenti e la rapida e certa individuazione di eventuali criticità.
Il protocollo va sottoscritto dalle imprese che intendano valersi della riapertura e devono essere dati al prefetto di concerto con l’Asl Toscana Centro pieni poteri di verifica e sanzionamento (chiusura più multa pecuniaria) in caso di violazioni.

Quanto descritto riteniamo vada attivato (elaborazione piano sanitario ASL) nel più breve tempo possibile al fine di far trovare il territorio pronto e in sicurezza alla riapertura anche nel caso questa non potesse avvenire in anticipo rispetto a quanto previsto dal Governo.