Le elezioni a Carmignano, incontro con Marco Remaschi, coordinatore regionale di Azione

Le prossime elezioni amministrative nel comune di Carmignano sono state uno dei temi più approfonditi nel primo incontro, in presenza, avuto fra il consiglio direttivo di Prato in Azione composto dal coordinatore Corrado Malacarne e i membri: Marco Greco, Pasquale Petrella e Stefano Micheloni (quest’ultimo anche in veste di coordinatore di Carmignano in Azione) con il coordinatore regionale di Azione, Marco Remaschi ed il responsabile Enti locali , Jacopo Vespignani. Il confronto è servito per gettare le prime basi e porre gli obiettivi a breve scadenza dell’attività di Azione sul territorio. L’ampliamento dei tesseramenti è stata indicata come la base per poter lavorare con obiettivi sempre più ambiziosi e visto che il primo step di verifica per il lavoro sul territorio è rappresentato proprio dalle elezioni amministrative nel comune mediceo, molta attenzione sarà riservata proprio a questo tema. Alla riunione hanno partecipato anche il dottor Carlo Biagini che vive a Carmignano e che sarà uno dei punti di riferimento del partito sul territorio locale, oltre a Vincenzo Ravone intervenuto per rappresentare alcune problematiche in tema di ambiente e smaltimento dei rifiuti.

Remaschi, da ex assessore regionale all’Agricoltura e attuale sindaco del comune di Coreglia Antelminelli conosce molto bene la realtà di Carmignano avendo affrontato alcune problematiche del comune mediceo anche sul suo tavolo regionale, così come Jacopo Vespignani, consigliere comunale a Pistoia e quindi altrettanto buon conoscitore per viciniorietà della realtà carmignanese. La presenza di Azione nella prossima campagna elettorale per il comune mediceo di Carmignano sembra quindi più che scontata.

Finanza alternativa coi minibond, una proposta per le pmi di Prato

di Silvia Guarducci

PRATO. Il tema dell’accesso al credito per le imprese del nostro territorio, caratterizzate da dimensioni per lo più micro e piccole, è sempre più urgente da affrontare. Con le nuove regole sulla definizione di default, in caso non dovesse essere introdotta una loro sospensione per un periodo sufficiente a mettere a frutto le misure derivanti dalle moratorie, è probabile che si acuirebbe una stretta del credito da parte di tutte le banche, che si stanno liberando degli NPL e in questo momento sono concentrate a non farli rientrare nei loro bilanci. L’incentivazione di fusioni ed acquisizioni tra aziende attraverso politiche fiscali favorevoli (anche se probabilmente concepite per incentivare operazioni di fusione a livello di Gruppi Bancari), potrebbe essere una spinta anche per alcune imprese del territorio pratese, a creare delle aggregazioni più funzionali ad affrontare in modo più efficiente strutturato i mercati. A mio avviso sarebbe necessario infondere anche una cultura più approfondita ed avanzata verso la finanza alternativa, e mi riferisco principalmente ai minibond, declinati ad esempio nei “basket bond”. Nella pratica, alcune imprese si accordano per organizzare delle emissioni “sincronizzate” rispetto alle scadenze, le quali vengono sottoscritte interamente da una società veicolo di nuova costituzione, che si finanzia a sua volta sul mercato con un’emissione di asset backed securities (ABSs) che hanno come sottostante i singoli crediti. Gli investitori finali, quindi, acquistano titoli cartolarizzati da un “paniere” diversificato, che però riesce a raggiungere una massa critica consistente. Negli ultimi mesi ci sono state nuove operazioni di questo tipo sul mercato italiano (per esempio, Garanzia Campania Bond, Elite Basket Bond Lombardia, Pluribond Turismo Veneto Spiagge), organizzate sia per filiera produttiva sia per area geografica. Ritengo che questo tipo di operazioni sia utile non solo per diversificare il rischio e raggiungere masse critiche interessanti per investitori che difficilmente guarderebbero al mondo dei minibond, ma anche per l’aspetto “educativo” legato al coinvolgimento di più aziende che decidono in un qualche modo di mettersi in gioco assieme e di presentarsi unite davanti al pubblico degli investitori.Tipicamente le PMI non hanno al loro interno competenze evolute in termini di finanza e possono imparare molto dall’emissione di un minibond, evento che di solito riceve evidenza mediatica e contribuisce a migliorare l’immagine dell’impresa e l’affidabilità percepita dal mercato.In secondo luogo, il credito bancario non è facilmente accessibile -soprattutto nel medio e lungo termine -per una certa fascia di PMI; i minibond consentono di avere certezza e stabilità sulla disponibilità di risorse per un certo numero di anni, evitando le segnalazioni presso la Centrale Rischi. Poi, differenziare le fonti di finanziamento viene percepito come un valore aggiunto al fine di non dipendere eccessivamente dalcircuito delle banche, anche a seguito del processo di concentrazione nel settore che ridurrà il numero degli interlocutori per le PMI.Infine, l’emissione di un minibond viene considerata come una “prova generale” in vista di possibili operazioni successive, come il private equity e la quotazione in Borsa certamente meno invasiva dal momento che non comporta variazioninella compagine societaria della PMI.La terza edizione del Quaderno di ricerca “La finanza alternativa per le PMI in Italia” curata dal Politecnico di Milano, con il supporto di Unioncamere ed Innexta, evidenzia la seguente suddivisione delle PMI non finanziarie emittenti Minibond per localizzazione geografica. Da questa si osserva come la Toscana abbia al momento utilizzato in minima partequesto strumento, ritengo per una scarsa conoscenza a riguardo e per un difetto di comunicazione da parte degli operatori economici locali verso le imprese.

In questo contesto diventa essenzialecreare cultura e conoscenza anche suquesti strumenti di finanza alternativa e,in questo ambito,le Camere di Commercio potrebbero avere un ruolo essenziale di spinta e di raccordo tra i vari operatori in gioco. A seguito della collaborazione fra i tavoli tematici provinciali, in particolare il Tavolo Imprese ed il Tavolo Credito e Banche, coordinati da Marco Greco, Prato in Azione è pronta ad aprire un dialogo con gli operatori economici locali, apportando proposte concrete utili a facilitare l’accesso al credito per le PMI pratesi.

E’ nato Carmignano in Azione, Micheloni coordinatore

PRATO. E’ stato ufficialmente costituito il comitato di Carmignano in Azione ovvero un primo nucleo di tesserati che fa riferimento al partito costituito dall’europarlamentare Carlo Calenda e dal senatore Matteo Richetti. A guidare il comitato di Carmignano in Azione c’è, in via transitoria, Stefano Micheloni membro della segreteria del comitato pratese di Azione. E fra i primi tesserati si annoverano un medico, un ingegnere, una casalinga, i proprietari di una nota azienda vinicola, una commerciante… e tanti altri si stanno avvicinando  visto la grande novità rappresentata da questo partito che fa della coerenza, della professionalità e della meritocrazia i suoi punti focali in un’ottica liberale ed europeista.
“Siamo già operativi sul territorio di Carmignano e il nostro obiettivo è quello di presentare prima possibile il comitato nella sua interezza con coloro che vivono a Carmignano e ci metteranno la faccia anche per le prossime elezioni amministrative – dice Stefano Micheloni – Stiamo già raccogliendo idee e proposte per migliorare la qualità della vita dei carmignanesi e siamo pronti ad accogliere tutti coloro che vorranno darci una mano per raggiungere questo obiettivo. Presto, pandemia permettendo, faremo degli incontri sul territorio. Nel frattempo chi vuole aderire al nostro progetto può contattarci mandando un messaggio o tramite la nostra pagina Facebook Carmignano in Azione oppure scrivendo a pratoinazione@gmail.com
“Ovviamente – conclude Stefano Micheloni – siamo pronti ad accogliere gli inviti e le proposte che ci arriveranno anche da tutti quei cittadini che pur non volendo iscriversi ad Azione, vorranno segnalare i problemi con cui si trovano a convivere tutti i giorni e che vorrebbero vedere risolti”.

Guarducci (Azione): “Sospendere per 24 mesi la nuova definizione del Default voluta dall’Europa”

PRATO. “In questo periodo storico, l’introduzione nella nuova definizione di Default, rischia di rendere meno efficaci le misure di sostegno finora introdotte e di disperdere inutilmente risorse delle imprese, delle banche e dello Stato” a dichiararlo è Silvia Guarducci di Azione Prato, facente parte del Tavolo tematico regionale della Toscana, Credito e banche di Azione.  “Ancorché possa essere considerata una giusta norma, con l’obiettivo di armonizzare le regole degli Stati membri, è tuttavia applicata in un momento totalmente sbagliato ed è necessario che ne vanga chiesta con forza una sospensione per almeno 24 mesi”. Silvia Guarducci si riferisce all’entrata in vigore dal 1 gennaio 2021 della nuova definizione di Default voluta dall’Europa. “Inoltre si chiede una  temporanea modifica alla regola dei 90 giorni per il “past-due”, ovvero sarebbe auspicabile – aggiunge Guarducci – allungare temporaneamente – fino al 31 dicembre 2022 – da 90 a 180 giorni il limite temporale di ritardo nel pagamento per la classificazione dei debitori in default. Infine si chiedono semplificazioni e facilitazioni relative ad alcune attività tipiche svolte dalle banche, fra cui, ad esempio, la proroga di alcuni meccanismi di

compensazione in presenza di massive cessioni di crediti deteriorati o interventi tesi a facilitare lo  sviluppo e l’efficienza del mercato secondario degli Npl”.

 

“Quando si parla di nuova definizione di Default ci dobbiamo riferire all’art. 178 del Regolamento dell’Unione Europea n. 575/2013 e alla relativa disciplina di attuazione, demandata all’Autorità Bancaria Europea (EBA) che, nel 2016, in ottemperanza al mandato ricevuto dall’UE, ha pubblicato gli Orientamenti sull’applicazione della definizione di Default e gli Standard tecnici di regolamentazione sulla soglia di materialità per gli scaduti. Sono questi due i provvedimenti a cui tutte le banche sono state obbligate ad adeguarsi a partire dal 1° gennaio 2021 – dichiara Silvia Guarducci – Il percorso di implementazione dei processi per l’applicazione delle nuove regole sulla definizione di Default è quindi iniziato nelle Banche già dal 2017 e la fase di sperimentazione e simulazione degli impatti sul conto economico è stata effettuata in quasi tutti gli istituti nel 2020″.

 

Di seguito una sintesi della normativa precedente e della nuova.

 

IL PRESENTE E IL FUTURO

NORMATIVA VIGENTE (DAL 2013) NORMATIVA IN INGRESSO (DA GENNAIO 2021)
  • Il debitore è in ritardo su una obbligazione creditizia rilevante verso la banca da un numero di giorni pari a 90 (corporate e retail)
  • La soglia di “rilevanza” è pari al 5% dell’esposizione
  • Lo scaduto – sconfinato può essere compensato con margini disponibili su altre linee di fido del cliente
  • Il debitore è in ritardo su una obbligazione creditizia rilevante verso il Gruppo Bancario da un numero di giorni pari a 90
  • Le soglie di “rilevanza” sono calcolate a livello di Gruppo Bancario e sono:
    • in termini assoluti €100 per esposizioni retail e €500 per esposizioni non retail
    • in termini relativi l’1% dell’importo complessivo di tutte le esposizioni verso il debitore
  • Meccanismi di compensazione non più consentiti

LE 5 COSE CHE CAMBIANO

Fra tutte le novità introdotte dalla nuova Definizione di Default, il Past Due è quella che presenta il maggiore impatto: sostanzialmente si realizza attraverso l’introduzione di un contatore unico a livello di Gruppo Bancario e la variazione delle regole che ne governano il funzionamento: occorre il superamento contemporaneo della soglia di materialità assoluta e di quella relativa per almeno 90 giorni.

 ELEMENTI CHIAVE

  • Nuovo motore di calcolo dell’importo del past due su base giornaliera a livello di gruppo bancario (sconfinamenti sul gruppo/esposizione sul gruppo)
  • Nuova modalità di calcolo dei giorni di sconfino:
    • attivazione del conteggio al superamento congiunto delle soglie assoluta e relativa
    • azzeramento del contatore al mancato superamento di almeno una delle due soglie
  • Nuova soglia di materialità assoluta:
    • 100€ retail
    • 500€ corporate
  • Nuova soglia di materialità relativa:
    • 1% retail e corporate
  • Eliminazione meccanismi di compensazione.
  • Ridotta Obbligazione Finanziaria
    • Il debitore sarà considerato in stato di default laddove la ristrutturazione/rimodulazione del debito implichi una ridotta obbligazione finanziaria >1% (A titolo esemplificativo, una misura di riscadenziamento senza interruzione dei pagamenti, è in grado di ‘sopportare’ anche una lieve riduzione del tasso di interesse. Tale misura consente un’agevolazione per il debitore senza comportare l’obbligo di classificazione a NPL; nel caso di concessione di una misura di moratoria totale dei pagamenti, anche una lieve riduzione del tasso di interesse comporta un valore di ΔNPV > 1% e conseguente obbligo di classificazione a NPL.

Di per sé la normativa sulla Nuova definizione di Default ha il grande merito di pervenire ad un’armonizzazione delle regole all’interno dell’Unione Europea ma il rischio è che tutto questo non si traduca necessariamente in una parità competitiva, a causa di situazioni di partenza differenti che rischiano di accentuare ulteriormente le differenze fra Paesi ed innescare pertanto effetti asimmetrici. Vi è inoltre l’aggravio di inserirsi in un momento storico unico, di grave crisi economica e sociale causata dalla Pandemia da COVID-19, cui ogni Organismo Europeo ha fronteggiato con importanti iniziative di sostegno verso i Paesi Membri.

L’entrata in vigore di questa norma si inserisce di fatto nel periodo caratterizzato dalle misure di aiuto a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19, definito dalla Commissione Europea il 19 marzo 2020, nel cosiddetto Temporary Framework ( C(2020) 1863 final) e recentemente prorogato fino al 30/06/2021.

 

La Commissione Europea al punto 1.5 del suddetto T.F. , sottolinea “ Le banche e gli altri intermediari finanziari hanno un ruolo fondamentale nel far fronte agli effetti dell’epidemia di COVID-19 mantenendo il flusso di credito all’economia. Se il flusso di credito sarà assoggettato a forti limitazioni, l’attività economica subirà un brusco rallentamento poiché le imprese avranno difficoltà a pagare i propri fornitori e dipendenti. In tale contesto è opportuno che gli Stati membri possano adottare misure per incentivare gli enti creditizi e gli altri intermediari finanziari a continuare a svolgere il proprio ruolo e a sostenere le attività economiche nell’UE”.

A questo proposito, l’Italia ha posto in essere importanti misure di sostegno del credito verso le PMI attraverso la garanzia dello Stato, con lo strumento del Fondo di Garanzia, consentendo la semplificazione dell’accesso al credito da parte delle imprese e, nel contempo, mitigando fortemente il rischio per le Banche nonchè attraverso la moratoria dei finanziamenti prevista dall’art. 56 del DL Cura Italia.

Le nuove regole europee sul default inopportune in questo momento

Il 1 gennaio 2021 entrano in vigore le nuove regole europee sul default, Prato in  Azione – vista la persistente crisi economica causata dall’epidemia di Covid19 – sollecita istituzioni, Banche e Fondazioni affinché siano adottati dei correttivi perché le nuove e più stringenti norme non aggravino la posizione di cittadini ed imprese già in difficoltà. Il Regolamento europeo relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento, avrà un impatto  nel modo con cui le banche e gli intermediari finanziari dovranno classificare i clienti a fini prudenziali. Questo produrrà sicuramente degli sulle relazioni creditizie tra intermediari e clienti, come ad esempio l’adozione di iniziative per regolarizzare il rapporto creditizio.

L’Associazione Bancaria Italiana insieme a tutte le associazioni di categoria, ha inviato una lettera all’Unione Europea per chiedere di rimandare a tempi migliori l’entrata in vigore della norma.

Prato in Azione  sostiene questa iniziativa di sensibilizzazione e auspica un’azione diretta del Governo che determini l’immediata sospensione delle nuove norme sussistendo tutti i presupposti per agire subito senza attendere le decisioni dell’UE a difesa del nostro tessuto economico.

Anche perché nessun aiuto pubblico, anche a fondo perduto, potrà in tempi brevi rimediare ai danni causati dalla pandemia, tanto meno se entrerà in vigore la nuova disciplina del default. La soglia di sopportazione degli imprenditori è ulteriormente scesa e le aziende che hanno deciso di non riaprire stanno diventando un numero importante senza considerare l’applicazione di provvedimenti miopi e intempestivi come le nuove regole su default. A Prato il comitato di Azione  fa un appello agli istituti bancari operanti nella Provincia e alla Fondazione CRP perché costruiscano degli interventi specifici di supporto ad aziende ed imprenditori sulla linea di quanto realizzato per Firenze con il bando “Rinascimento”.

Comitato promotore regionale Toscana

In via transitoria, in attesa dello svolgimento del primo congresso fondativo di Azione che si terrà non appena terminata l’emergenza Covid, sono stati costituiti Comitati promotori di Azione in ogni Regione.

Compito primo di questi organismi transitori sarà un pieno coinvolgimento di tutti i Gruppi territoriali, l’organizzazione del partito a livello provinciale e il coordinamento dell’attività politica sul territorio.

Per la regione Toscana è stato costituito questo primo Comitato promotore che da subito coinvolgerà ogni singolo territorio:

  • Coordinatore regionale: Marco Remaschi 
  • Coordinamento organizzativo: Giordano Ballini e Davide Vivaldi 
  • Responsabile Comunicazione: Michele Gentili 
  • Coordinamento Tavoli tematici: Giuseppe Bardi 
  • Responsabile Enti Locali: Iacopo Vespignani
  • Tesoriere/Procuratore: Alfredo Valerio
  • Coordinamenti provinciali: Milena Brath (Firenze), Lucia Chierici (Arezzo), Francesco Grassi (Grosseto), Corrado Malacarne (Prato), Emiliano Paoletti (Lucca), Chiara Tognotti (Pisa), Iacopo Vespignani (Pistoia), Massimo Vitrani (Livorno), Davide Vivaldi (Siena), Giacomo Zucchelli (Massa Carrara)

ex Creaf per ricoverati covid

Finalmente il Creaf di Prato avrà una sua funzione pubblica dopo tanti milioni spesi per realizzarlo e i tanti anni lasciato nell’incuria. La decisione del presidente della Toscana Eugenio Giani di trasformare l’ex fabbrica che avrebbe dovuto diventare un incubatore di start up, in un ospedale per ricoverati covid non può che essere vista con parere favorevole.

Il comitato Prato in Azione è convinto che l’emergenza possa essere affrontata meglio con la realizzazione dei 500 posti letto nella struttura del Creaf di Prato ma, ritiene anche che i 5 milioni destinati alla realizzazione di questo ospedale non debbano essere spesi per una struttura che sia solo temporanea. Esiste già un progetto esecutivo per realizzare una seconda ala dell’ospedale Santo Stefano, perchè è ormai pacifico che l’attuale struttura è insufficiente ai fabbisogni della realtà pratese, con una spesa già preventivata di oltre dodici milioni di euro.

Ecco quindi che Prato in Azione propone di far diventare il Creaf quella seconda struttura in aggiunta al Santo Stefano così da anticipare i tempi sulla costruzione della seconda ala dell’ospedale che necessita ancora di anni per vederne la luce.

Ci sarebbe un risparmio sui costi di costruzione e ci sarebbe una struttura già pronta per l’uso riuscendo così a dare una destinazione efficace ed efficiente all’ex fabbrica di via Galcianese da anni sommersa da sprechi, inchieste e indagati eccellenti. Il Creaf si trova peraltro a poca distanza dall’ospedale Santo Stefano ed anche questo potrebbe rivelarsi un elemento vincente per la sua funzionalità.

Prato in Azione si augura quindi che i 5 milioni che verranno spesi per trasformare l’ex Creaf in ospedale non siano spesi solo per realizzare una struttura provvisoria bensì che diventi definitiva a sostegno del Santo Stefano, dove quindi dovrà essere realizzata solo la cassa di espansione sulla Vella così da poter finalmente riaprire il sottopasso di via Ciulli, chiuso dal 2010.

Un’altra ferita presente in questa città e che andrebbe curata.

Comitato Prato in Azione

Tagliare la rappresentanza, salvando la “kasta”

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente”Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”

Il quesito referendario è pronto, il 20 e 21 settembre saremo chiamati a scegliere se confermare la riduzione del numero di parlamentari oppure no. Si tratta di portare i deputati da 630 a 400 ed i senatori elettivi da 315 a 200. In termini percentuali, si riducono di oltre 1/3 i parlamentari eletti e questo incide in modo significativo sulla rappresentanza della popolazione.

Questi sono i numeri eloquenti della modifica costituzionale: per la Camera dei deputati, il numero medio di abitati per deputato sale da circa 96.000 a circa 151.000 (dati basati sul censimento 2011). Cioè ogni deputato rappresenterà oltre 150 mila persone. Per il Senato la situazione sarà ancora peggiore perché ogni senatore rappresenterà, mediamente, 302.000 abitanti, invece degli attuali 188.000 circa.

In altre parole, per il nostro paese, caratterizzato da sempre da un forte pluralismo, si tratta di un taglio lineare e senza criterio alla voce del popolo italiano.

Prendendo a confronto gli altri paesi europei, si può notare che relativamente alla Camera dei Deputati (le Camere “basse”), l’attuale numero medio di abitanti per deputato (96.000) è in linea con quello di Francia e Germania (116.000), Paesi Bassi (114.000), Regno Unito (102.000). In quasi la totalità degli altri paesi europei (con l’eccezione della Spagna) il numero di abitanti per deputato è minore, con una media di circa 36.000, che quindi consente in proporzione una maggior rappresentanza territoriale.

A questo punto, vorrei rivolgere due parole a coloro che, secondo me, vivono la politica con disagio e che probabilmente scrivono casta con la “k”.

A chi pensa alla politica come un nido di privilegiati e come una “kasta” da eliminare, vorrei fargli notare che questa modifica costituzionale non taglierà la “kasta”, piuttosto la salverà definitivamente. E’ facile capire che proprio grazie alla riduzione del numero di parlamentari, aumenterà il potere dei singoli, rendendoli di fatto più intoccabili di prima.

Ed a chi pensa che la riduzione del numero di parlamentari sia giustificata dal conseguente risparmio di denaro, purtroppo non si giustifica nemmeno con quello. E’ facile capire che si sarebbe potuto ridurre lo “stipendio” dei parlamentari invece che tagliare il numero, è semplice algebra.

In conclusione, vorrei far riflettere sul fatto che il parlamento è espressione della volontà popolare e con la riduzione eccessiva del numero dei parlamentari la conseguenza è ammutolire la voce del popolo, quando invece dovremmo farla emergere più forte con più rappresentanza territoriale.

Questo non significa nemmeno appoggiare eventuali riforme in senso contrario, un aumento a dismisura del numero di parlamentari porterebbe ad una democrazia più simile forse ad una oclocrazia che altro.

 

Riferimenti

Dossier n. 71/6 del 7 ottobre 2019 dei Servizi studi delle Camere “Riduzione del numero dei parlamentari – A.C. 1585-B”

Ecosostenibilità ed Economia circolale, storie del nostro territorio

L’ecosostenibilità è un obiettivo importante perché siamo consapevoli che non dobbiamo devastare la casa in cui viviamo, ma solo negli ultimi anni questo pensiero sta emergendo nella consapevolezza collettiva come un valore importante.

Il nostro territorio ha fortunatamente da sempre praticato quella che oggi viene chiamata “economia circolare” affermandosi nel mondo grazie a questo suo tratto distintivo di portare a nuova “vita” o nobilitare quello che per molti risulterebbe un’inutile scarto o un prodotto di second’ordine.

Andando indietro nel tempo una prima testimonianza della capacità di adattamento e riuso tutta pratese si ha con l’arrivo della carta in Europa (XII secolo) che ha spazzato via l’uso della pergamena in modo inesorabile.

La città si è adattata sin dalla fine del XIII secolo, avviando la lavorazione della carta a partire da stracci di lino, canapa e cotone, insieme a scarti della lavorazione della concia (il carniccio). L’apice arrivò nella prima metà del 1700, dove alla Briglia fu costruita la più grande cartiera d’Italia.

Per dare un’idea di misura reale del recupero da riciclo tramite questa produzione, per fare circa 250 Kg di carta (50.000 fogli A4), erano necessari 360 Kg di cenci e 45 Kg di carniccio, materiale che altrimenti sarebbe stato sprecato.

C’è poi la gastronomia dove il nostro territorio offre molte specialità ed esempi di cui, per non dilungarci, ci piace ricordare più peculiare dal punto di vista del recupero degli sprechi che è senza dubbio la Mortadella di Prato.

Questo insaccato, oggi con marchio IGP, si ritrova nei documenti con data certa nella prima metà del 1700, ma c’è chi dice abbia addirittura origini medievali. In sostanza, la Mortadella di Prato nacque per la necessità di utilizzare al meglio le carni suine di seconda scelta e veniva aromatizzata con spezie e alchermes. L’alchermes è un liquore che un tempo veniva derivato dal “rosso di cocciniglia”, un insetto da cui si ricava il colorante anche per la tintura delle “pezze” (i grandi rotoli di stoffa).

E poi come dimenticare ciò che ha portato il mondo a Prato ovvero l’attività del “cenciaiolo“.

Curzo Malaparte in “Maledetti Toscani” scriveva: “Poiché tutta a Prato finisce la storia d’Italia e d’Europa: tutta a Prato, in stracci.”.

Il cenciaiolo è colui che lavora gli stracci per portare a nuova vita il tessuto che altrimenti finirebbe buttato via. In Europa vengono acquistati oltre 6 milioni di tonnellate all’anno di vestiti con un trend di consumi in crescita, è quindi difficile negare che il rifiuto tessile di oggi diventerà la nuova plastica di domani. Se non riusciremo a trovare una strategia concreta per questo futuro problema, ci ritroveremo nuovamente tra le mani una bomba ecologica pronta a far danni come è successo con la plastica.

Purtroppo oggi l’attività del cenciaiolo si è persa in parte (a favore di paesi dove la manodopera ha un costo inferiore) anche se per fortuna esistono sul nostro territorio iniziative che tentano di ripensare in chiave moderna il lavoro con i cenci, ad esempio l’azienda pratese Rifò.

Tutto sembra legarsi nel nostro territorio con una naturalezza unica: per ciò che è stata una necessità abbiamo trovato il modo di farne una virtù. La ricchezza che abbiamo a Prato è la capacità da sempre di rendere una nuova vita di pregio alle cose che il mondo giudica finite.

Oggi più che mai con la consapevolezza diffusa del valore dell’economia circolare, crediamo che Prato e il suo territorio abbiano i numeri per tornare protagonisti grazie a quello spirito ed a quella intraprendenza che siamo sempre stati bravi a canalizzare per fare quello che molti non erano capaci di fare.

Per questo ci piacerebbe raccogliere le storie e le esperienze quotidiane del nostro territorio, per dare voce a questo ingegno e sostenerlo incoraggiando anche le piccole esperienze nella crescita e cercando di aiutare le idee ad attecchire e dare frutto. Per questo chiediamo a chi lo desidera di inviarci con una mail a info@pratoinazione.it la propria idea o la propria esperienza per entrare meglio, e più a fondo, nei bisogni, allo scopo di poter lavorare una proposta per il sostegno e la crescita di queste attività sostenibili mantenendo la tradizione e la forza propulsiva del nostro territorio.

 

Riferimenti

Piccardi, Marco. “I Primi Anni Della Cartiera Della Briglia.” Archivio Storico Italiano, vol. 146, no. 3 (537), 1988, pp. 409–457. 

Qualigeo

Prospetto del Parlamento Europeo sull’impatto ambientale dell’industria tessile

Dare un futuro al nostro futuro

Ha avuto risonanza nazionale il caso della maestra pratese Francesca Sivieri, “sgridata” da alcuni rappresentanti degli insegnanti a causa della sua iniziativa a favore dei più piccoli che si chiama Prati nelle storie. Durante i vari appuntamenti all’aperto, la maestra racconta delle storie ai bambini che non sono più potuti tornare a scuola a causa del Covid-19.

L’iniziativa della maestra Francesca non è nata con un obbligo sancito da qualche legge, semplicemente è nata dalla passione per il proprio lavoro. In ambito aziendale questo comportamento lo definiremmo “proattività“, una qualità importante e solitamente molto ricercata. Invece è stato definito un gesto “in barba alle norme”, che fa passare per vagabonde le sue colleghe. Questa definizione commette sicuramente un’ingiustizia nei confronti della maestra Francesca e di tutti gli insegnanti che lavorano con la stessa passione.

Le norme relative al distanziamento sociale e all’utilizzo delle mascherine hanno consentito la riapertura dei negozi e degli uffici dove, al chiuso, c’è oggettivamente maggior rischio di contagio. Leggere delle favole ai bambini all’aperto in un parco pubblico, distanziati secondo le norme, non causa più pericolo di infezione da coronavirus di quanto non ci sia pericolo ad andare in un piccolo supermercato o in ufficio al chiuso (per capire questo, è sufficiente leggere la definizione di “contatto stretto” del Ministero della Salute).

Se riteniamo lecito e sacrosanto il diritto a riprendere il lavoro, dovremmo però avere la stessa misura quando valutiamo iniziative che non riguardano il lavoro di oggi, ma il futuro dei nostri figli. Per avere una scuola migliore è essenziale incentivare comportamenti proattivi da parte degli insegnanti, invece che reprimerli per farli agire come se fossero dei robot che rispondono a dei comandi esterni.

Se l’iniziativa rispetta le leggi, i bambini ne sono entusiasti ed i genitori la apprezzano, perché non lasciare libera la maestra di portare avanti il suo progetto?

Criticare senza fornire soluzioni alternative rende un’azione politica inadeguata, per questo noi di Prato in Azione faremo un incontro pubblico, virtuale, il 26 giugno dove parleremo di scuola, di meritocrazia e di proposte per il futuro.

Leggi anche le proposte di Azione per la scuola nella fase post-coronavirus.